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Cronaca

Attentato a Ranucci: Valter Lavitola iscritto nel registro degli indagati come presunto mandante. Sequestrati dispositivi elettronici, il movente ancora in indagine

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Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma come presunto mandante dell'attentato dinamitardo contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, sotto l'auto di famiglia parcheggiata davanti all'abitazione del giornalista.

La perquisizione e i sequestri I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, su mandato dei magistrati della Dda, hanno eseguito una perquisizione presso l'abitazione di Lavitola. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati telefoni cellulari, computer e altri supporti informatici, che verranno sottoposti ad analisi tecnica alla ricerca di elementi utili a chiarire il movente dell'attacco, su cui la Procura sta ancora indagando.

I quattro arrestati e i reati contestati Lo sviluppo che ha portato al coinvolgimento di Lavitola segue di pochi giorni l'arresto di quattro persone ritenute gli esecutori materiali dell'attentato: Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano; Saverio Mutone, residente a Sperone; Pellegrino D'Avino e sua moglie Marika De Filippi, residenti ad Avella. I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino.

A Lavitola e ai quattro arrestati sono contestati, in concorso, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Secondo quanto riportato da diverse testate, è contestato anche il reato di strage. Gli indagati nel complesso sono sei, oltre a Lavitola.

L'intermediario: Gomes Celesio Tavares Secondo la ricostruzione degli inquirenti, un intermediario avrebbe fatto da tramite tra Lavitola e il gruppo di esecutori materiali. Si tratta di Gomes Celesio Tavares, 47 anni, cittadino di origine camerunense, dipendente del ristorante romano gestito da Lavitola nel quartiere Monteverde. Tavares sarebbe attualmente tornato in Camerun. L'analisi di telefoni, contatti e computer dei quattro arrestati avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire due livelli ulteriori dell'organizzazione: gli arrestati facevano riferimento a Tavares, a sua volta in contatto con Lavitola. Secondo Repubblica, Lavitola avrebbe inoltre effettuato un sopralluogo sotto la casa di Ranucci insieme a Tavares nella settimana precedente l'attentato.

I rapporti tra Ranucci e Lavitola Ranucci ha dichiarato stupore per la notizia dell'indagine su Lavitola, definendolo un amico. A Repubblica e al Corriere della Sera il conduttore ha dichiarato di essere sconcertato e di afffidarsi alle indagini della Procura e dei Carabinieri, aggiungendo che è convinto che Lavitola non avrebbe mai voluto fare del male a lui né alla sua famiglia. Secondo quanto riportato, i due si sentivano quasi ogni giorno dal 2019. Nel maggio 2023 i due erano stati fotografati insieme a una cena al ristorante Cefalù di Monteverde, di proprietà di Lavitola, insieme ad altri commensali tra cui monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del cardinale Pietro Parolin.

Lavitala, sentito dagli inquirenti, avrebbe dichiarato di non voler commentare, aggiungendo che parlerà quando uscirà dal carcere.

Il movente: le piste in esame Sul movente dell'attentato le indagini sono ancora in corso. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, non risulterebbero inchieste in corso o servizi su Lavitola da parte di Report, e si tenderebbe a escludere che l'attacco sia legato al lavoro giornalistico di Ranucci. Repubblica ha inoltre riportato l'ipotesi, avanzata dalla Procura, che l'attentato potesse avere come obiettivo quello di accrescere la visibilità del conduttore, un'ipotesi che resta al momento in fase di verifica.

L'inchiesta era stata inizialmente indirizzata anche verso la pista della camorra, poi esclusa, anche grazie a una email anonima ricevuta in aprile dal pm Villani, intitolata "Regalo di Pasqua", in cui si faceva riferimento al clan Moccia di Afragola e si affermava che Ranucci non aveva subito torti da parte del clan.

L'indagine è coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, e seguita ora dal sostituto procuratore della Dda Edoardo De Santis.

Chi è Valter Lavitola Salernitano, classe 1966, Lavitola ha avuto trascorsi nel Partito socialista prima di avvicinarsi al centrodestra. Ha diretto il quotidiano L'Avanti! e si è candidato con Forza Italia alle elezioni europee del 2004. Il suo nome è legato a diverse vicende giudiziarie: la pubblicazione nel 2010 del documento sull'appartamento di Montecarlo collegato al cognato di Gianfranco Fini; la latitanza del 2011 in America Latina; il patteggiamento nel 2012 di una pena di tre anni e otto mesi per truffa sui finanziamenti pubblici all'editoria; la condanna nel 2013 a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi; la condanna in primo grado nel 2015 a tre anni per corruzione nella vicenda della cosiddetta compravendita di senatori, reato poi dichiarato prescritto in Cassazione. Nel 2015 la Corte dei conti ha disposto la restituzione di oltre 23 milioni di euro di contributi pubblici all'editoria. Nel 2016, dopo circa quattro anni di detenzione, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Da allora gestiva un ristorante di pesce a Roma.

Reazione politica Fratelli d'Italia ha chiesto chiarezza sulle indagini, dichiarando che risultano smentiti i teoremi sul coinvolgimento del governo e chiedendo che si arrivi a piena verità.