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CronacaAttentato a Sigfrido Ranucci: indagato Valter Lavitola come presunto mandante
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Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma come presunto mandante dell'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report su Rai3. L'attentato è avvenuto nell'ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo è stato fatto esplodere sotto l'auto di famiglia parcheggiata davanti all'abitazione di Ranucci a Campo Ascolano, nel Comune di Pomezia, nell'area metropolitana di Roma. La perquisizione e il sequestro dei dispositivi elettronici I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, su mandato dei magistrati della Dda, hanno eseguito una perquisizione presso l'abitazione di Lavitola. Nel corso dell'operazione gli inquirenti hanno sequestrato il telefono cellulare e il computer dell'imprenditore. I dispositivi elettronici verranno sottoposti a analisi tecnica alla ricerca di messaggi, contatti o file utili a chiarire il movente dell'attacco, aspetto su cui la Procura sta ancora indagando. I quattro arrestati e l'aggravante del metodo mafioso Lo sviluppo che ha portato al coinvolgimento di Lavitola segue l'arresto, avvenuto il martedì precedente, di quattro persone ritenute dagli inquirenti gli esecutori materiali che hanno piazzato e fatto esplodere l'ordigno. Gli arrestati sono Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D'Avino e Marika De Filippi. Il procuratore Francesco Lo Voi, insieme ai sostituti Carlo Villani ed Edoardo De Santis, contesta a Lavitola e ai quattro arrestati i reati in concorso di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento. A questi si aggiunge l'aggravante dell'aver agito con metodo mafioso e in più di cinque persone. L'intermediario e il percorso investigativo Secondo l'ordinanza del gip, il gruppo sarebbe stato contattato da un intermediario, a sua volta in contatto con il presunto mandante. Nelle intercettazioni citate dal giudice, la persona che avrebbe commissionato l'attentato veniva indicata soltanto come «quello», senza un nome. Sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma a risalire passo dopo passo fino a Lavitola, analizzando i telefoni e i contatti dei quattro arrestati e ricostruendo ulteriori livelli dell'organizzazione. L'intermediario che avrebbe fatto da tramite è un cittadino di origine nordafricana. Agli arrestati sarebbero stati dati alcune migliaia di euro per compiere l'attacco. La reazione di Ranucci e il rapporto con Lavitola Ranucci è stato convocato in Procura come testimone dopo gli arresti. Il giornalista ha dichiarato che gli inquirenti gli hanno chiesto se conosceva gli arrestati e hanno ripercorso alcune vecchie inchieste di Report relative all'area geografica in cui vivevano i componenti della banda. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e da La Repubblica, Ranucci ha espresso stupore per la notizia del coinvolgimento di Lavitola, definendolo un amico con cui era in contatto quasi quotidiano dal 2019. I contatti tra i due sarebbero proseguiti anche dopo l'arresto dei quattro esecutori materiali. I nodi aperti sul movente Secondo Il Fatto Quotidiano, non risulterebbero inchieste in corso o servizi su Lavitola da parte di Report. Si tenderebbe a escludere che l'ordigno sia stato piazzato per motivi legati al lavoro giornalistico di Ranucci. Il movente resta pertanto oggetto di indagine e gli inquirenti stanno lavorando a 360 gradi senza escludere alcuna pista. Il profilo di Valter Lavitola Nato a Salerno nel 1966, Lavitola ha militato nel Partito socialista prima di passare al centrodestra berlusconiano. Ha fondato la cooperativa che ha rilevato il quotidiano L'Avanti!, del quale è diventato direttore nel 2003. Il suo nome è legato a diverse vicende giudiziarie, tra cui lo scandalo dell'appartamento di Montecarlo che ha coinvolto Gianfranco Fini, la latitanza in America Latina del 2011, un'inchiesta a Panama per presunte tangenti al presidente Ricardo Martinelli, e un procedimento a Napoli per appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici destinati a L'Avanti!. Nel 2012 ha patteggiato una pena di tre anni e otto mesi, seguita nel 2013 da altri due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Berlusconi. Nel 2015 è stato condannato in primo grado a tre anni per corruzione nella vicenda della presunta compravendita di senatori, reato poi dichiarato prescritto dalla Cassazione. Dopo quattro anni di carcere, ha ottenuto i domiciliari nel 2016 e da allora gestisce un ristorante di pesce nel quartiere romano di Monteverde.