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CronacaAutovelox, nuovo decreto sull'omologazione in vigore: disattivati centinaia di dispositivi non conformi

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Un decreto ministeriale sull'omologazione degli autovelox entra in vigore alla mezzanotte tra sabato 11 e domenica 12 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Il provvedimento introduce regole chiare e omogenee su tutto il territorio nazionale, ponendo fine a un vuoto normativo durato dal 1992. Secondo i dati ufficiali diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, circa 3,150 dispositivi attivi risultano conformi ai requisiti previsti dal decreto e possono continuare a operare, mentre circa 850 dispositivi dovranno essere disattivati. I produttori di questi ultimi dovranno presentare documentazione integrativa per richiedere l'omologazione del prototipo prima della riattivazione. Numeri diversi sono stati circolati da Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci, secondo cui 2.856 apparecchi potranno continuare a operare e 1.204 dovranno essere spenti, sulla base di un censimento aggiornato al 10 luglio che conteggia circa 4.060 dispositivi installati sul territorio nazionale. Il decreto chiarisce un nodo giuridico che per anni ha alimentato ricorsi e controversie. Fin dal 1992 il Codice della strada prevedeva che gli apparecchi per l'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità dovessero essere omologati e approvati dal ministero, ma non era mai stata stabilità una procedura concreta per l'omologazione. Di conseguenza, tutti gli autovelox in Italia avevano ricevuto solo l'approvazione ministeriale, mai l'omologazione formale. Diverse sentenze della Cassazione, successive all'ordinanza n. 10505 del 2024, hanno ribadito che le due procedure sono distinte e entrambe necessarie, creando incertezza in particolare per le amministrazioni comunali. L'Allegato B del decreto elenca 25 modelli di prototipi già approvati in passato che il ministero ritiene conformi ai requisiti e quindi automaticamente omologati. Gli apparecchi che corrispondono esattamente a quei prototipi sono considerati omologati, a condizione che ogni unita sia identica alla versione approvata, correttamente tarata e sottoposta ai controlli previsti. I dispositivi non inclusi nell'elenco devono essere spenti: non si tratta di malfunzionamenti nella rilevazione della velocità, ma solo dell'assenza dei requisiti amministrativi richiesti dalla nuova disciplina. Le multe eventualmente emesse da apparecchi non conformi sarebbero nulle. In futuro, ogni nuovo prototipo dovra ottenere l'omologazione prima dell'utilizzo. Ciascun apparecchio sarà sottoposto a taratura iniziale e a verifiche periodiche almeno annuali. In caso di certificazioni scadute o controlli non superati, il dispositivo non potrà essere utilizzato. Il decreto introduce anche maggiori standard di sicurezza per i dati raccolti, con fotografie e informazioni protette da sistemi di crittografia e firma digitale, mentre nelle immagini frontali saranno oscurati i volti delle persone riprese. Tra i sistemi interessati figurano anche i Tutor autostradali di vecchia generazione, approvati tra il 2004 e il maggio 2017: secondo una ricognizione, saranno fermati su almeno 83 tratte delle autostrade A1, A4, A13, A14 e A16. Il provvedimento ha sollevato preoccupazioni nelle associazioni per la sicurezza stradale. Stefano Guarnieri, presidente di un'associazione dedicata al figlio Lorenzo, ha ricordato che questi sistemi hanno salvato migliaia di vite nel corso degli anni. Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, ha parlato di una deregulation improvvisa, osservando che il Tutor e percepito dai guidatori come più equo perché misura la velocità media lungo un tratto di strada e non in un solo istante. Altamura ha espresso preoccupazione per il timing, coincidente con l'inizio dell'esodo estivo: il rischio, secondo lui, e che spegnere i dispositivi dove servono possa far passare il messaggio che si può correre. Il ministro Matteo Salvini ha dichiarato che la sicurezza stradale resta una priorità, ma che il controllo non deve trasformarsi in un pretesto per fare cassa a spese dei cittadini. I componenti della Lega in Commissione Trasporti al Senato hanno definito la misura un passaggio dalla giungla alle regole, ponendo fine al caos e alle multe a pioggia.