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CronacaCascina Spiotta, la sentenza: 6 anni ad Azzolini, prescrizione per Curcio e Moretti
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Il 5 giugno 1975 i carabinieri intervennero alla Cascina Spiotta, nelle campagne dell'Alessandrino, per liberare l'imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato il giorno precedente dalle Brigate Rosse. Durante l'operazione scoppiò un conflitto a fuoco tra i militari e il nucleo brigatista. Persero la vita l'appuntato dei carabinieri Giovanni D'Alfonso e la brigatista Mara Cagol, moglie di Renato Curcio. Altri due carabinieri rimasero feriti. Gancia fu liberato. A quasi cinquant'anni dai fatti, la Corte d'Assise di Alessandria ha emesso la sentenza. L'ex brigatista Lauro Azzolini è stato condannato a sei anni di reclusione, pena da scontare in continuazione con quella inflitta dalla Corte d'Assise di Roma il 24 gennaio 1983 per il sequestro Moro e l'eccidio di via Fani. Per Renato Curcio e Mario Moretti, storici dirigenti delle Brigate Rosse, il procedimento si è concluso con una dichiarazione di prescrizione. I giudici hanno infatti riqualificato la contestazione, riconoscendo il concorso in un reato diverso da quello originariamente ipotizzato dalla Procura, una fattispecie ormai estinta per il decorso del tempo. Un quarto imputato, Pierluigi Zuffada, era stato prosciolto già nell'udienza preliminare perché il reato contestato era stato ritenuto prescritto. La Procura aveva dovuto chiedere e ottenere la revoca di un provvedimento del 1987 che aveva prosciolto Azzolini dai fatti della Cascina Spiotta. Gli inquirenti ritenevano che Azzolini fosse il cosiddetto "mister X", il brigatista sfuggito alla cattura e mai identificato. Secondo l'accusa, Azzolini avrebbe prodotto un rapporto anonimo a uso interno dell'organizzazione con il resoconto dei fatti della Cascina Spiotta, recuperato successivamente dagli investigatori, e avrebbe lasciato impronte digitali e palmari sul documento. Zuffada sarebbe stato il "postino" incaricato di recapitare all'avvocato dei Gancia la richiesta di riscatto, mentre Curcio e Moretti, in qualità di esponenti apicali dell'associazione terroristica, sarebbero gli organizzatori del sequestro. L'indagine ha combinato materiale d'epoca e nuove tecnologie, tra cui intercettazioni, un trojan installato su Azzolini e droni per mappare l'area della Cascina Spiotta. Renato Curcio aveva prodotto un memoriale per spiegare che, per come erano strutturate le cellule delle Brigate Rosse nel 1975, e impossibile ipotizzare un coinvolgimento suo o di altri. Secondo Francesco Romeo, difensore di Mario Moretti, il verdetto ridimensiona l'impostazione dell'accusa. Il legale ha dichiarato che a Moretti veniva contestato un concorso morale, ma non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di D'Alfonso, aggiungendo che a suo avviso c'erano le condizioni per un'assoluzione piena, pur riconoscendo nella decisione un passo verso la chiusura di quella stagione storica. Nel dicembre 2021 il figlio del carabiniere D'Alfonso aveva presentato una denuncia alla Dda piemontese, chiedendo ai magistrati di cercare il brigatista sfuggito alla cattura. La sentenza chiude uno degli ultimi processi ancora aperti per fatti di terrorismo degli anni Settanta.