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Cronaca

Caso Bisteccheria: la Camera verso il no al sequestro delle chat di Delmastro

Interior view of the elegant Swiss Parliament council chamber in Bern, Switzerland.
Immagine simbolica · Christian Wasserfallen / Pexels

Fedeltà media

Arco delle fonti

3 fonti · lettura 2 min

Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

La Camera dei deputati si appresta a negare l'autorizzazione al sequestro della corrispondenza dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, richiesta dalla procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi. Il relatore per le autorizzazioni in giunta, il forzista Pietro Pittalis, ha depositato il proprio parere di diniego nella riunione del 16 luglio. Il no è motivato con l'indeterminatezza temporale della richiesta, non avendo la procura indicato una data di inizio e fine della corrispondenza da sequestrare. Delmastro non è indagato.

La richiesta riguarda l'inchiesta sulla gestione del ristorante Le 5 Forchette, noto anche come Bisteccheria di Italia, situato sulla via Tuscolana a Roma. Delmastro era socio del ristorante insieme ad altri esponenti di Fratelli d'Italia piemontesi, Mauro e Miriam Caroccia, ritenuti dagli inquirenti prestanome del clan camorristico guidato da Michele Senese, come accertato in una sentenza divenuta definitiva. La procura ritiene che il ristorante sia un'ulteriore attività messa in piedi dalla famiglia Caroccia per riciclare fondi illeciti del clan.

Secondo la documentazione inviata alla Camera, i procuratori Lo Voi, insieme ai sostituti Stefano D'Arma e Lorenzo Del Giudice, spiegano che è stato sequestrato un telefono cellulare in uso a Mauro Caroccia all'epoca dei fatti e che durante gli interrogatori del 1 aprile 2026 sia Mauro sia Miriam Caroccia hanno sostenuto che i rapporti con i soci piemontesi erano tenuti attraverso quel dispositivo. I due, con dichiarazioni sostanzialmente confermate da Barbara Tritoni, rispettivamente moglie e madre degli indagati, hanno sostenuto l'esistenza di una chat dedicata alla gestione del ristorante alla quale avrebbe partecipato anche Andrea Delmastro Delle Vedove. I Caroccia sostengono di essere stati prestanome non del clan camorristico ma di Delmastro, cui sarebbero andati gli interi profitti del ristorante. Tali affermazioni rientrano nella strategia difensiva dei Caroccia e non sono state verificate autonomamente.

La giunta per le autorizzazioni aveva in precedenza scritto alla procura di Roma spiegando di ritenere irrituale l'originaria richiesta di accesso alla corrispondenza.

Miriam Caroccia, oggi ventenne, è diventata l'unica socia del ristorante dopo l'uscita di Delmastro e degli altri esponenti di Fratelli d'Italia nella primavera dell'anno scorso. Il 23 giugno scorso ha convocato un'assemblea totalitaria della società davanti a un notaio romano per modificare lo statuto e trasferire la sede legale da Biella a Roma, presso lo stesso indirizzo del ristorante.

Le opposizioni hanno criticato la decisione della Camera, definendola una difesa della casta. L'articolo non si pronuncia sui meriti dell'inchiesta in corso.