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CronacaCaso Fakir: proteste a Montecitorio, scudo penale sotto accusa, indagine in corso

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Le proteste per la morte di Fakir, l'uomo di 42 anni deceduto il 19 luglio a Bologna durante un intervento di polizia, sono arrivate fino a Roma, davanti a Montecitorio. I manifestanti si sono riuniti chiedendo verità e giustizia, l'abrogazione dello scudo penale per le forze dell'ordine introdotto dal decreto sicurezza e le dimissioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Il presidio è stato organizzato da Potere al Popolo, Usb, Sanitari per Gaza e dai movimenti studenteschi OSA e Cambiare Rotta. Alcuni partecipanti hanno rivolto critiche anche all'opposizione, accusando la sinistra di non aver impedito l'approvazione del decreto sicurezza in Parlamento. Secondo le ricostruzioni finora disponibili, il 19 luglio Fakir è stato raggiunto da due agenti di polizia dopo le segnalazioni dei residenti di un condominio nel quartiere Pilastro di Bologna. L'uomo si trovava in un evidente stato di delirio psichiatrico, come mostrano i video circolati nelle ore successive. Gli agenti avrebbero fatto ricorso a tecniche di contenzione fisica, tra cui manette applicate dietro la schiena e un laccio alle caviglie. Risulterebbe inoltre che sia stato spruzzato spray al peperoncino sul volto mentre si trovava in posizione prona. Le manovre di rianimazione, tra cui massaggio cardiaco e ventilazione mediante pallone autoespandibile, sarebbero state avviate meno di un minuto dopo la fine dell'agitazione. L'indagine dovrà accertare anche perché l'uomo sia rimasto ammanettato durante tutte le manovre sanitarie. I due poliziotti e i quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro sono stati iscritti nel Modello 45bis, un registro separato per le annotazioni preliminari diverso dal registro degli indagati, come previsto dal decreto sicurezza per i soggetti che agiscono in presenza di cause di giustificazione. Il decreto, convertito in legge nell'aprile 2026, prevede inoltre un contributo economico fino a 10 mila euro per le spese legali, da restituire in caso di accertato dolo. Il caso ha assunto una dimensione politica. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Bologna Matteo Lepore si sono confrontati in modo critico sull'organizzazione di una manifestazione tenutasi in memoria di Fakir. Secondo Piantedosi, il sindaco avrebbe commesso una grave sottovalutazione nel convocare la piazza; Lepore ha replicato che gli attacchi non risolveranno alcun problema di ordine pubblico. Durante la protesta a Bologna si sono verificati scontri con feriti tra le forze dell'ordine e danni ad arredi pubblici. La premier Giorgia Meloni ha elogiato pubblicamente un'anziana signora, identificata come Francesca, che si era frapposta tra i manifestanti e la polizia. L'avvocato difensore dei due agenti ha dichiarato che l'esito della Tac non mostra segni di schiacciamento posteriore né fratture ossee tipiche dell'asfissia da compressione. L'autopsia, affidata a un pool di specialisti nominato dai pm, è attesa. La moglie di Fakir ha espresso con parole nette il proprio dolore, chiedendo piena chiarezza sulla morte del marito. Rimane una discrepanza sull'identità dell'uomo: alcune fonti lo identificano come Abderrahim Fakir di origini marocchine, altre come Mohamed Fakir di origini tunisine.