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CronacaChi è Valter Lavitola: dall'Avanti! all'indagine per l'attentato a Ranucci
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Valter Lavitola, nato a Salerno nel 1966, è stato politico, giornalista, editore e imprenditore. Ha iniziato la sua carriera nel Partito Socialista Italiano per poi avvicinarsi al centrodestra, diventando una presenza vicina a Silvio Berlusconi. Nel 2003 è diventato direttore del quotidiano L'Avanti!, storico organo del PSI, dopo aver fondato una cooperativa che ne aveva acquisito la testata. Nel 2004 si è candidato alle elezioni europee con Forza Italia nella circoscrizione Sud, ottenendo circa 54mila preferenze senza essere eletto.
Il nome di Lavitola è legato a diverse vicende giudiziarie. Nel settembre 2010 L'Avanti! pubblicò un documento ufficiale del governo dello Stato caraibico di Saint Lucia secondo cui il reale proprietario di un appartamento a Montecarlo, al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, sarebbe stato Giancarlo Tulliani, cognato dell'allora presidente della Camera Gianfranco Fini. Il documento era stato ottenuto tramite i rapporti personali di Lavitola con il ministro della Giustizia di Saint Lucia. La pubblicazione contribuì a innescare una crisi politica intorno a Fini.
Nel settembre 2011 il GIP emise un mandato di cattura nei confronti di Lavitola, che rimase latitante per circa otto mesi, rifugiandosi in America Latina, tra Panama e Argentina. Rientrò in Italia il 16 aprile 2012 e venne arrestato.
La Procura di Napoli lo indagò per presunta appropriazione indebita di circa 23,2 milioni di euro di contributi pubblici all'editoria ottenuti da L'Avanti! tra il 1997 e il 2009. L'11 marzo 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23,2 milioni di euro, ritenuti indebitamente percepiti. Il 9 novembre 2012 Lavitola aveva patteggiato una pena di tre anni e otto mesi.
Lavitola fu inoltre indagato per corruzione internazionale in Panama, dove avrebbe fatto da mediatore nel pagamento di tangenti a esponenti del governo del presidente Ricardo Martinelli, in relazione a un appalto da 176 milioni di dollari per la costruzione di carceri. L'inchiesta ipotizzava anche l'esistenza di un contratto di consulenza con Finmeccanica utilizzato come copertura.
Il 4 marzo 2013 fu condannato a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Secondo i giudici, Lavitola aveva richiesto cinque milioni di euro in cambio del silenzio su informazioni riguardanti l'inchiesta barese sul cosiddetto caso escort. La somma non fu mai versata.
L'8 luglio 2015 Lavitola fu condannato a tre anni di carcere per concorso in corruzione, in relazione alla cosiddetta compravendita dei senatori, un'organizzata insieme a Sergio De Gregorio con l'obiettivo di far cadere il governo di Romano Prodi nel 2008. La Cassazione dichiarò in seguito prescritto il reato di corruzione per entrambi gli imputati.
Dopo circa quattro anni di detenzione nel carcere di Secondigliano, nel marzo 2016 Lavitola fu posto agli arresti domiciliari. Da allora ha gestito un ristorante di pesce nel quartiere romano di Monteverde.
Nel quadro delle indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell'ottobre 2025 all'esterno dell'abitazione del conduttore di Report, la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha iscritto Lavitola nel registro degli indagati, considerandolo il presunto mandante. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione presso la sua abitazione e hanno sequestrato telefoni, computer e dispositivi elettronici.
Quattro persone erano già state arrestate pochi giorni prima come presunti esecutori materiali dell'attacco: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D'Avino e Marika De Filippi. A loro e a Lavitola vengono contestati i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. A Lavitola viene contestato anche il reato di strage.
Secondo gli inquirenti, l'intermediario tra Lavitola e il gruppo di esecutori sarebbe stato Gomes Celesio Tavares, 47 anni, dipendente del ristorante di Lavitola a Roma. Tavares avrebbe gestito i contatti, le auto e le coperture logistiche per l'attacco. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, Tavares sarebbe nel frattempo rientrato in Camerun. La ricostruzione della catena di comando è stata possibile attraverso l'analisi dei telefoni e dei contatti dei quattro arrestati, nei quali il presunto mandante veniva inizialmente indicato solo come "quello", senza mai fare il nome.
Il movente dell'attentato è tuttora in corso di accertamento. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, non risulterebbero inchieste in corso o servizi di Report su Lavitola, e si tenderebbe a escludere che l'ordigno sia stato piazzato per motivi legati all'attività giornalistica di Ranucci. Un'email anonima ricevuta in aprile dal pm, intitolata Regalo di Pasqua, attribuiva l'attacco a un individuo che avrebbe lavorato per il clan Moccia di Afragola, tentando di scagionare il clan; le successive indagini sembrerebbero confermare l'estraneità della pista camorristica.
Ranucci ha dichiarato di considerare Lavitola un amico e di essere rimasto stordito dalla notizia. I due erano in contatto frequente dal 2019. Il conduttore ha affermato di essere convinto dell'innocenza di Lavitola e di non credere che avrebbe mai voluto fare del male a lui o alla sua famiglia. I contatti tra i due sarebbero proseguiti anche dopo l'arresto dei quattro presunti esecutori. Nel maggio 2023 una foto pubblicata da Il Riformista ritraeva Ranucci e Lavitola insieme nel ristorante romano dell'imprenditore, durante una cena a cui partecipava anche monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. La pubblicazione dell'immagine avrebbe causato tensioni tra Ranucci e Matteo Renzi.
Lavitola, da parte sua, si è limitato a dichiarare che parlerà al momento dell'uscita dal carcere.