Versione neutra
FinanzaEx Ilva: la Corte d'Appello di Milano ordina lo stop dell'area a caldo in 90 giorni, Jindal conferma l'interesse per l'acquisizione

Fedeltà media
Arco delle fonti
4 fonti · lettura 2 min
Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.
La Corte d'Appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, ribaltando la decisione di primo grado del Tribunale. I giudici hanno disposto la sospensione delle attività siderurgiche dell'area a caldo entro tre mesi. La ripartenza degli impianti è subordinata a due condizioni vincolanti: la bonifica completa e integrale dell'amianto e la drastica riduzione delle emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5).
Il provvedimento nasce dalla rilevazione di un "persistente ammaloramento dello stabilimento" e del conseguente pericolo per la salute pubblica. I giudici hanno inoltre disapplicato parzialmente l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, considerandola priva di tutele adeguate sulle polveri sottili per lo scenario produttivo previsto di 6 milioni di tonnellate annue. È stata invece respinta la richiesta dei residenti relativa al taglio dei gas a effetto serra.
La decisione della Corte è giunta in una fase delicata delle trattative per la cessione del complesso industriale. La premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione d'urgenza a Palazzo Chigi con i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, insieme ai sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il governo ha preso atto del provvedimento, che arriva a un giorno di distanza dal tavolo con i sindacati.
Il Consiglio dei ministri ha confermato lo stanziamento di un'ulteriore tranche del prestito destinato a garantire la continuità operativa dell'azienda, in attesa del completamento della cessione relativa all'area a freddo. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha qualificato la situazione come un fatto che stravolge gli scenari in corso, pur riconoscendo che le sentenze debbano essere rispettate.
Il gruppo indiano Jindal ha confermato il proprio interesse per l'acquisizione dell'ex Ilva di Taranto, sia per l'area a freddo sia per l'area a caldo, prevedendo anche la realizzazione di un nuovo forno carbon free. Lo comunica il gruppo in una nota diffusa dal suo advisor legale Chiomenti, sottolineando che l'impegno è subordinato alla definizione dei relativi accordi.
Il Movimento 5 Stelle, attraverso una nota del vicepresidente Mario Turco, ha definito la sentenza come la certificazione dell'insufficienza delle misure adottate dal governo in questi anni, giudicando le politiche perseguite finora del tutto inadeguate rispetto ai rischi per la salute e l'ambiente dei cittadini di Taranto.