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Cronaca

Ilaria Salis condannata a risarcire due ex collaboratori: sentenza di primo grado impugnata

A gavel striking a sound block, symbolizing justice and legal authority in a courtroom setting.
Immagine simbolica · KATRIN BOLOVTSOVA / Pexels

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Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

Il Tribunale di Milano, sezione Lavoro, ha condannato in primo grado l'eurodeputata Ilaria Salis (Alleanza Verdi e Sinistra) a risarcire due ex collaboratori per un totale di 300.900 euro, oltre a 10.000 euro per le spese legali, per licenziamenti giudicati privi di giusta causa. La sentenza, depositata lo scorso 10 marzo dal giudice Franco Caroleo, è stata diffusa a luglio dalle agenzie di stampa.

I due collaboratori, Valentina Dadda e Francois Gelmetti, erano stati assunti nel luglio 2024, poco dopo l'elezione di Salis al Parlamento europeo, con contratti in scadenza al termine del mandato parlamentare, il 16 luglio 2029. Le retribuzioni mensili erano rispettivamente di 2.900 e 3.000 euro. Le mansioni comprendevano lo sviluppo di progetti per valorizzare l'attività dell'eurodeputata, la progettazione e gestione di campagne ed eventi in Italia e all'estero, il supporto nei rapporti con le istituzioni e la consulenza politico-strategica.

Nel febbraio 2025, dopo pochi mesi di collaborazione, Salis ha comunicato a entrambi la cessazione del rapporto. A Dadda è stato notificato il recesso per il venir meno del rapporto fiduciario, legato a una situazione di incompatibilità ambientale e personale e a contestazioni relative alla gestione della casella di posta elettronica e ad attività autonome non concordate. A Gelmetti è stata revocata l'incarico con effetto immediato per manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della collaborazione.

Il giudice ha ricordato che spetta al datore di lavoro l'onere della prova della giusta causa. Poiché Salis è rimasta contumace per l'intero procedimento e non ha fornito elementi a sostegno delle proprie decisioni, il tribunale ha ritenuto non provata la legittimità dei recessi, dichiarandoli privi di giusta causa e riconoscendo ai due ex collaboratori il diritto al risarcimento, calcolato in base ai compensi che avrebbero percepito fino alla scadenza naturale dei contratti. Rispettivamente 147.900 euro per Dadda e 153.000 euro per Gelmetti.

La contumacia è dipesa dal fatto che la notifica del ricorso non è pervenuta a Salis. Secondo quanto riportato da alcune testate, i legali dei due collaboratori hanno cercato di notificare il ricorso all'indirizzo di residenza ufficiale dell'eurodeputata senza esito. Risulta inoltre che prima della causa sia stato tentato un incontro di composizione bonaria, al quale Salis si è presentata.

Salis ha impugnato la sentenza e ha pubblicato una replica sui social. L'eurodeputata ha definito la vicenda surreale e ha dichiarato di non aver mai ricevuto la notifica del processo, pur essendo note le modalità con cui contattarla, ad esempio tramite posta elettronica o PEC. Ha sostenuto che la decisione di interrompere la collaborazione non è stata arbitraria né priva di motivazioni, ma necessaria per tutelare il corretto esercizio del mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla sua responsabilità e le persone che rappresenta. Ha infine espresso fiducia nel giudizio di appello, attualmente pendente, perché possa fare piena chiarezza sulla vicenda.

Il procedimento è di primo grado e la sentenza non è definitiva.