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Cronaca

La Corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per le affermazioni sessiste di un pm in un caso di violenza domestica

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Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per le carenze nella gestione di un caso di violenza domestica riguardante Audrey Carmen Manuela Ubeda, cittadina francese residente in Italia. La sentenza, depositata il 2 luglio, ha ritenuto che il procedimento italiano non abbia soddisfatto i requisiti di un'indagine rapida, approfondita ed efficace previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Ubeda ha denunciato nell'aprile 2021 l'ex compagno, padre dei suoi due figli, accusandolo di ripetute violenze fisiche e psicologiche nei confronti suoi e dei bambini. Un mese dopo la denuncia, la donna e i figli sono stati collocati in una struttura protetta, dove sono rimasti fino al luglio 2024.

La Corte ha inoltre criticato le affermazioni contenute nella richiesta di archiviazione presentata nel novembre 2021 da un pubblico ministero della Procura di Benevento. Nel documento il magistrato ha definito uno degli episodi denunciati, durante il quale l'uomo avrebbe puntato un coltello alla gola della donna, come uno "scherzo di cattivo gusto". Per quanto riguarda le accuse di violenza sessuale, il pm ha scritto che "normale che gli uomini debbano superare un livello minimo di resistenza che ogni donna tende a manifestare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo le fa delle avances sessuali".

Secondo la Corte europea, queste affermazioni "riflettono una cultura sessista e stereotipata", contribuendo a quella che la Corte ha identificato come ritardi investigativi e vittimizzazione secondaria.

Audrey Ubeda ha successivamente trovato il supporto di un'altra pm, Maria Colucci, che ha svolto un'indagine più approfondita. A giugno l'ex compagno è stato condannato in primo grado a quattro anni e mezzo di reclusione. Ubeda ha presentato il ricorso alla Cedu nel 2024, quando si trovava ancora nella struttura protetta.

In dichiarazioni riportate dalla stampa, Ubeda ha definito la sentenza una rivincita personale e ha espresso l'augurio che nessuna donna si ritrovi più davanti a parole del genere scritte da un magistrato.