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PoliticaLegge elettorale: la Camera boccia l'emendamento sulle preferenze per un voto, circa trenta franchi tiratori sotto esame

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La Camera dei deputati ha bocciato per un solo voto l'emendamento alla legge elettorale presentato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc, che prevedeva l'introduzione del capolista bloccato insieme alla possibilità di esprimere fino a tre preferenze dalla stessa lista. La votazione, a scrutinio segreto, si è chiusa con 188 voti contrari e 187 favorevoli. L'emendamento, numero 1.1077, prevedeva che il primo eletto del collegio fosse il capolista, cioè il candidato designato dal partito, mentre gli eventuali altri seggi sarebbero stati assegnati ai candidati con più preferenze. Ogni elettore avrebbe potuto esprimere tre preferenze, con l'obbligo di assegnarle a candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda e terza preferenza. Il premio di maggioranza sarebbe stato ripartito attraverso listini circoscrizionali bloccati, anch'essi scelti dalle segreterie di partito. Secondo una simulazione di Youtrend, l'impatto delle preferenze avrebbe riguardato principalmente i partiti medio-grandi con consensi intorno al 20% o superiori: in quel caso, circa un terzo degli eletti sarebbe stato scelto direttamente dagli elettori, mentre il resto sarebbe stato nominato dalle segreterie. Per i partiti più piccoli, attestati intorno al 10%, la quota di eletti tramite preferenze sarebbe scesa a circa il 6%, rendendo di fatto ininfluenti le preferenze espresse dagli elettori. La sconfitta è arrivata a sorpresa, poiché nella stessa giornata la maggioranza aveva votato compattamente sulle votazioni precedenti, tra cui la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, con 214 voti, e la bocciatura di un emendamento soppressivo del Pd, sempre con 214 voti. Mettendo a confronto questi numeri con il risultato finale, i voti mancanti nella maggioranza risultano essere circa 30-31. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha confermato una stima di 31 franchi tiratori, precisando che, secondo i calcoli del suo partito, non ve ne sarebbero stati tra le file leghiste. Il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ha dichiarato che il suo partito è stato presente e compatto nel voto. Il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami ha affermato di non ritenere che vi fossero franchi tiratori in Fratelli d'Italia, pur riconoscendo che alcuni colleghi di maggioranza hanno scelto di votare in maniera diversa, alcuni in modo plateale, altri nel segreto del voto. Si è così aperto un dibattito sull'identità dei franchi tiratori, con scambio di accuse tra i partiti della coalizione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l'esito sui social network, affermando che si era provato a reintrodurre le preferenze dopo oltre 30 anni di liste bloccate, che era stato chiesto un voto palese affinché ognuno assumesse pubblicamente la responsabilità del proprio voto, ma che le opposizioni avevano optato per il voto segreto. Meloni ha riconosciuto che le opposizioni hanno votato compattamente contro, ma che anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, su cui serve una riflessione. Ha definito il risultato un'occasione persa per gli italiani. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il voto un incidente di percorso che non sarebbe dovuto accadere, precisando che non si trattava di un voto di fiducia al governo e che si va avanti. Dopo la proclamazione del risultato, dai banchi delle opposizioni si sono levati cori di "Elezioni" e "Dimissioni". I leader dell'opposizione hanno interpretato il voto come una sfiducia verso la presidente del Consiglio. La segretaria del Pd Elly Schlein lo ha descritto come un voto contro quella che ha definito l'arroganza di una leader disposta a schiacciare il potere delle altre donne per difendere il proprio. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha chiesto le dimissioni di Meloni e il ritorno a casa. I co-portavoce di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno parlato di un voto di sfiducia verso la premier, che aveva chiesto via social l'approvazione dell'emendamento. Bonelli ha invitato Meloni a recarsi al Quirinale. All'interno della maggioranza, secondo fonti riportate da diverse testate, circola l'ipotesi che una protesta silenziosa e trasversale delle parlamentari, anche di centrodestra, per la mancata garanzia della parità di genere possa aver contribuito alla bocciatura dell'emendamento. Un sub-emendamento del centrosinistra che richiedeva che i capilista non fossero dello stesso genere per oltre il 50% era stato bocciato con 207 voti, un dato inferiore rispetto agli altri voti della giornata. Tale ipotesi rimane non confermata e attribuita a fonti parlamentari. Il gruppo dei deputati vicini a Roberto Vannacci, inizialmente sospettato di aver fatto defezione, avrebbe realizzato un video durante la votazione per dimostrare di aver votato come dichiarato. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha suggerito che il testo potrebbe essere modificato al Senato, dove il voto per regolamento è palese. Nel frattempo, si è parlato di una possibile ipotesi di elezioni anticipate, entro giugno, e del ruolo di Marina Berlusconi, figlia di Silvio Berlusconi e presidente di Fininvest, con alcune fonti che ipotizzano un suo coinvolgimento nell'orientamento del voto dei parlamentari forzisti. Tali ipotesi sono attribuite a ricostruzioni giornalistiche e non risultano confermate.