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Meloni e Frederiksen lanciano un appello congiunto sui migranti: 22 governi Ue firmatari

Police officers stand guard outside the European Parliament building in Brussels, Belgium.
Immagine simbolica · Ieva Brinkmane / Pexels

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno firmato una lettera congiunta sull'immigrazione indirizzata ai vertici dell'Unione Europea, sottoscritta da 22 governi. Il documento, diffuso nei primi giorni di agosto 2026, chiede una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno, il rafforzamento della capacità europea di proteggere le frontiere esterne, maggiore sostegno a Frontex e una più stretta cooperazione con il Marocco. I firmatari propongono inoltre la creazione di centri di rimpatrio in Paesi terzi, i cosiddetti return hub, e parlano di "massicci attraversamenti incontrollati" e di possibile "strumentalizzazione della migrazione".

L'iniziativa è arrivata sull'onda della crisi migratoria di Ceuta. Tra i Paesi che non hanno firmato l'appello figurano la Spagna di Pedro Sánchez, la Francia di Emmanuel Macron, il Portogallo, il Lussemburgo e l'Irlanda. Anche il Partito Popolare Europeo ha espresso pressing in direzione di misure simili, secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA.

Il rapporto tra Meloni e Frederiksen sulle politiche migratorie ha una lunga gestazione. La prima tappa pubblica risale all'aprile 2023, con la visita della premier danese a Roma. Nel maggio 2024 i due Paesi avevano firmato insieme la "lettera dei 15", che chiedeva alla Commissione europea di esplorare soluzioni innovative per la gestione della migrazione irregolare, inclusi i return hub e le procedure di asilo in Paesi terzi. Nell'ottobre 2024 Italia, Danimarca e Paesi Bassi hanno promosso a Bruxelles una riunione informale cui hanno partecipato altri nove Stati membri. Nel maggio 2025 le due leader hanno portato in Consiglio d'Europa una lettera di nove Paesi sull'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in materia migratoria.

La lettera di agosto 2026 segala un'evoluzione del linguaggio e del quadro di riferimento. Oltre alle questioni di sicurezza delle frontiere e di gestione dei flussi, il documento contiene riferimenti al rispetto dei "valori europei" e un monito a chi arrivasse in Europa a non "imporre modelli di vita non condivisi". Secondo l'analisi del quotidiano Open, questo spostamento di piano attribuisce all'immigrazione una valenza legata all'identità culturale europea, avvicinandosi a un principio di assimilazione piuttosto che di integrazione.

Le reazioni politiche sono state divergenti. Il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli ha accusato la presidente Meloni di usare l'immigrazione per convenienza elettorale, sostenendo che la vera emergenza sia la crisi climatica, e ha denunciato una crisi diplomatica con la Spagna innescata dal Governo. Un commento pubblicato su Il Fatto Quotidiano ha definito la linea Meloni-Frederiksen "miope", argomentando che l'Europa ha una crescita demografica zero e che l'immigrazione regolamentata potrebbe contribuire a contrastare l'invecchiamento della popolazione e a sostenere la crescita economica. Diversi commenti apparsi su Editoriale Domani hanno criticato l'evoluzione del lessico sull'immigrazione, giudicando il prevalere dell'approccio securitario un passo indietro rispetto alle concezioni contemporanee.

La premier danese Mette Frederiksen guida un governo socialdemocratico, mentre Meloni guida una coalizione di centrodestra. Nonostante l'appartenenza politica diversa, le due leader hanno trovato convergenza crescente sui temi del controllo delle frontiere, dei rimpatri e della cooperazione con i Paesi terzi. Su altri dossier, come le rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia a gennaio 2026, Meloni ha adottato una posizione più prudente rispetto a Frederiksen, pur avendo sottoscritto una dichiarazione congiunta a difesa della sovranità danese sulla Groenlandia.