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PoliticaMinacce dall'Iran e vertice Usa sul terrorismo di estrema sinistra: l'Italia tra solidarietà bipartisan e polemiche politiche

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Nell'arco di pochi giorni, due vicenze internazionali hanno tenuto al centro dell'attenzione la posizione dell'Italia e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la pubblicazione di una lista di bersagli da parte della stampa iraniana e la partecipazione italiana a un vertice organizzato dagli Stati Uniti sul terrorismo transnazionale di estrema sinistra.
Il quotidiano iraniano Hamshahri, testata di proprietà del Comune di Teheran, ha pubblicato una sorta di lista nera con le immagini di vari leader occidentali indicati come presunti responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei. Tra le persone raffigurate, in uniforme carceraria arancione, compaiono la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, oltre a esponenti dell'amministrazione americana e del governo israeliano, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il comandante del Centcom Brad Cooper, l'ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, i ministri israeliani Israel Katz e Gideon Sa'ar e il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane Eyal Zamir. Le immagini sono state diffuse nello stesso giorno in cui è stato reso pubblico un messaggio del figlio di Khamenei, Mojtaba, divenuto nuova Guida suprema, nel quale si annunciano ritorsioni contro i responsabili della morte del padre e si afferma che la vendetta deve essere compiuta.
La pubblicazione ha suscitato reazioni bipartisan in Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso massima solidarietà a Meloni, affermando che non si lascia intimidire. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di un episodio che colpisce i valori democratici e le istituzioni, condannando ogni forma di intimidazione. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso piena vicinanza. Anche il premier Matteo Salvini ha dichiarato totale solidarietà, ribadendo che l'Italia non si lascia intimidire.
Contemporaneamente, l'Italia ha confermato la propria partecipazione a un vertice convocato a Washington dal segretario di Stato americano Marco Rubio sul tema della rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra. L'incontro, previsto per il 16 luglio, ha visto l'invito di oltre 60 ministri degli Esteri di nazioni europee, latinoamericane e asiatiche, secondo quanto riportato dal Washington Post. Il governo italiano, su impulso della presidente del Consiglio, ha deciso di inviare un sottosegretario, garantendo una presenza istituzionale senza impegnare ministri o esponenti di primo piano.
L'iniziativa americana ha generato perplessità tra vari partner internazionali. Secondo il Washington Post, alcuni governi hanno espresso malcontento per il breve preavviso e per la mancanza di obiettivi ritenuti sufficientemente chiari, e funzionari europei hanno evidenziato che il terrorismo di estrema sinistra non è considerato una priorità nei rispettivi sistemi di sicurezza. Diversi osservatori interpretano il vertice come un passo della linea dura dell'amministrazione Trump nei confronti del movimento Antifa, che il presidente americano ha in passato definito organizzazione terroristica interna. Secondo fonti statunitensi riportate dalla stampa, l'amministrazione starebbe valutando strumenti per inquadrare il movimento come minaccia di carattere internazionale, ampliando le possibilità investigative.
In Italia la decisione ha acceso il confronto politico. Le opposizioni hanno chiesto al governo di non aderire all'iniziativa, giudicandola una strumentalizzazione politica. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha definito l'iniziativa propaganda e ha chiesto al governo di ripensarci. Nicola Fratoianni di Avs ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sulle motivazioni della partecipazione e sugli obiettivi perseguiti. Il deputato Pd Enzo Amendola ha parlato di missione indecorosa. La senatrice del M5s Alessandra Maiorino ha parlato di decisione inquietante. Angelo Bonelli di Avs ha parlato di subordinazione alla logica dell'amministrazione Trump. Il governo ha scelto una soluzione intermedia, confermando la partecipazione con una delegazione di profilo ridotto.
Infine, l'ex premier Paolo Gentiloni ha sollevato la questione di un asse trasversale anti-Kiev, invitando la presidente del Consiglio e la segretaria del Pd Elly Schlein a resistere alla pressione, affermando che non è in gioco solo la compattezza delle alleanze ma anche la collocazione europea dell'Italia.