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CronacaMorte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia a Bologna: i fatti accertati e le indagini in corso

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Domenica 19 luglio 2026 Abderrahim Fakir, cittadino di origine marocchina di 42-43 anni, residente a Borgonuovo di Sasso Marconi nel Bolognese, è morto a Bologna nel quartiere Pilastro, in via Svevo, durante un intervento delle forze dell'ordine.
I fatti accertati
Secondo le ricostruzioni concordanti di diverse testate, i residenti dello stabile di via Svevo hanno segnalato alle forze dell'ordine e al 118 il comportamento fortemente agitato di Fakir, che si trovava nell'area condominiale per visita ai parenti. Sul posto sono giunti sia un'ambulanza del 118 sia una volante della polizia. Gli agenti, nel tentativo di contenere l'uomo che secondo quanto riferito aveva colpito un'auto di servizio, gli hanno spruzzato spray urticante e lo hanno bloccato a terra a faccia in giù, bloccandogli i polsi con fascette di plastica. Un terzo individuo, probabilmente un residente, ha assistito gli agenti tenendo le caviglie di Fakir. I sanitari del 118 erano presenti durante le fasi dell'intervento.
Un video diffuso tra i residenti e poi ripreso dalle principali testate mostra Fakir che grida "Aiuto, basta" mentre viene bloccato a terra. Dopo qualche minuto l'uomo smette di divincolarsi e non dà più segni di risposta. Solo in seguito i soccorritori intervengono sul corpo. L'ambulanza Bologna65 della Croce Rossa è arrivata sul posto alle 12:30; l'automedica Bologna101 ha constatato il decesso alle 12:53.
Le indagini
La Procura di Bologna ha avviato accertamenti sulla morte e ha disposto l'autopsia. Secondo quanto comunicato dalla Procura, gli accertamenti terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti, di più ampia estensione temporale rispetto al video diffuso in rete, e dell'intervento sia degli operatori delle forze dell'ordine sia del personale sanitario. La Procura nominerà un collegio di periti comprendente un medico legale, un tossicologo e altri consulenti medici. Le riprese delle bodycam dei poliziotti sono state messe a disposizione dell'autorità giudiziaria.
La Questura di Bologna ha precisato che gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza e che, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un'auto. La Questura ha confermato la presenza dei sanitari del 118 durante le operazioni di contenimento.
La Procura ha comunicato che per gli agenti coinvolti sarà applicato il registro per le annotazioni preliminari previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha precisato che non si tratta di uno "scudo penale" ma della collocazione di un caso all'interno di un registro apposito, riguardante persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione.
Anche l'Ausl di Bologna ha disposto verifiche interne sull'operato del personale sanitario, dichiarandosi a completa disposizione dell'autorità giudiziaria.
Profilo della vittima
Abderrahim Fakir era titolare di un'impresa di facchinaggio nel settore della logistica. Era sposato e viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi. Era in Italia da numerosi anni, secondo alcune fonti da circa 35 anni. Le cause del suo stato di agitazione, inclusa la possibile assunzione di sostanze, sono ancora da accertare.
Le reazioni dei familiari
La sorella di Fakir, Kadija, ha espresso dolore e accusato la polizia di aver aggredito e ucciso il fratello, chiedendo "verità e giustizia". La nipote Yossra Fakir, intervenuta durante un presidio cittadino, ha chiesto "ascolto, verità e dignità" precisando che la famiglia non chiede odio. Kadija Fakir ha avuto un malore durante il presidio ed è stata soccorsa dal 118.
L'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha condannato gli scontri verificatisi durante le manifestazioni, definendoli un "attacco alla famiglia di Fakir" che ha chiesto calma e rispetto. Anselmo ha inoltre denunciato la diffusione di informazioni su precedenti penali della vittima, parlando di "campagna di denigrazione" e di possibile rivelazione di segreto d'ufficio. Ha chiesto che le indagini siano condotte da un corpo autonomo e non dallo stesso ente a cui appartengono le persone coinvolte.
Le proteste e gli scontri
Il 20 luglio si sono tenute a Bologna due iniziative: un presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore in piazza Maggiore davanti al Comune, e una marcia verso la Prefettura. Il presidio è stato seguito da migliaia di persone. Un gruppo di manifestanti si è diretto verso la Prefettura dove sono avvenuti scontri con le forze dell'ordine. Secondo quanto riportato dalle agenzie, alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie e petardi contro gli agenti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con idranti e lacrimogeni. I manifestanti hanno staccato le protezioni dei finestrini dei blindati e le hanno lanciate contro i mezzi di polizia.
Le reazioni istituzionali e politiche
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale hanno chiesto in una nota congiunta che venga fatta piena luce sui fatti, esprimendo vicinanza ai familiari e alla comunità del quartiere Pilastro. Il sindaco ha convocato il presidio cittadino rivendicando il ruolo del Comune nel cercare la verità.
Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha dichiarato di attendere l'esito delle verifiche in corso, osservando che da quanto è dato comprendere l'intervento delle forze dell'ordine risulta condotto con professionalità, e ha espresso vicinanza ai poliziotti impegnati nell'intervento.
La senatrice di Verdi-Sinistra Ilaria Cucchi ha parlato di fatto estremamente grave, paragonando il caso a quelli di Riccardo Magherini e Federico Aldrovandi, e ha annunciato un'interrogazione parlamentare.
Il leader della Lega Matteo Salvini ha criticato l'operato della sinistra, accusandola di alimentare l'odio contro le divise. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha condannato i cori contro la polizia durante le proteste, chiedendo a chi ricopre incarichi istituzionali di prendere le distanze da messaggi di odio.
Il segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp Domenico Pianese ha criticato il sindaco Lepore per aver convocato la piazza prima che la magistratura abbia completato il proprio lavoro, sostenendo che ciò abbia alimentato tensioni.
La vicenda del Tgr Rai
Il Tgr Emilia-Romagna non ha trasmesso un servizio dedicato alla morte di Fakir predisposto da un redattore inviato sul posto. Il Comitato di Redazione, insieme ai sindacati Usigrai, Aser e Fnsi, ha contestato la decisione della direzione di non mandare in onda il servizio, sostenendo che era stata richiesta la rimozione di parte del video e l'eliminazione dell'espressione "intervento violento". La direzione del Tgr ha respinto le accuse, sostenendo che al giornalista era stato chiesto di apportare correzioni per ragioni di completezza e che il servizio è stato comunque coperto con un ampio aggiornamento. L'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna ha espresso preoccupazione. Pd e M5s hanno chiesto chiarimenti alla Rai.
Il quartiere Pilastro
Il Pilastro è un quartiere popolare della periferia est di Bologna, fondato nel 1966 con la consegna delle prime case popolari, occupate prevalentemente da famiglie provenienti dal sud Italia. Nel corso dei decenni la composizione sociale è cambiata e oggi è abitato anche da molte famiglie di origine straniera. Il quartiere è stato teatro di eventi di cronaca rilevanti, tra cui la strage della Uno Bianca del 1991, e negli ultimi anni è stato al centro di tensioni legate al progetto del Museo dei bambini.