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Versione neutra

Cronaca

Piero Pelù e la testa di manichino di Trump durante un concerto dei Litfiba a Verona

A moody stage setup with a microphone under purple lighting, perfect for concerts.
Immagine simbolica · Vadim Koza / Pexels

Fedeltà media

Arco delle fonti

2 fonti · lettura 1 min

Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

Durante il concerto dei Litfiba a Villafranca, in provincia di Verona, il cantante Piero Pelù ha compiuto un gesto che ha attirato l'attenzione del pubblico e dei media: ha legato a una catena la testa di un manichino raffigurante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, facendola roteare sopra di sé e pronunciando una frase con un riferimento allo scalpo e un insulto rivolto al presidente americano. Nel corso della stessa esibizione, Pelù ha rivolto critiche anche al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il concerto si inseriva nel tour celebrativo dei 40 anni dell'album 17 Re della band. Tra il pubblico era presente il deputato di Fratelli d'Italia Guerino Testa, che in seguito ha espresso disappunto per l'inserimento di contenuti politici nello spettacolo. Secondo Testa, la cultura musicale dovrebbe rimanere scevra da condizionamenti ideologici, e ha osservato che artisti con condizioni di vita agiate non dovrebbero indicare al pubblico cosa pensare. Non si tratta della prima occasione in cui Pelù ha espresso posizioni politiche dal palco. Qualche giorno prima, durante un'altra esibizione a Pescara, il cantante aveva gridato viva l'Italia libera e antifascista, definendo questa affermazione come la storia del Paese. Il gesto di Villafranca ha suscitato reazioni diverse tra il pubblico e nelle discussioni politiche, con alcuni che lo hanno letto come espressione artistica e altri come inappropriata politicizzazione di un evento musicale. L'episodio si inserisce nel dibattito pubblico sul rapporto tra intrattenimento e commento politico, tema emerso in diverse occasioni negli ultimi anni.