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Cronaca

Processo Ponte Morandi: in attesa della sentenza, le scuse dell'amministratore delegato di Autostrade e le riserve dei familiari

Aerial shot of a broken bridge spanning a river amidst lush greenery and farmland.
Immagine simbolica · Phi Long / Pexels

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Arco delle fonti

7 fonti · lettura 1 min

Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

Il 14 agosto 2018 il ponte Morandi di Genova crollò provocando la morte di 43 persone. A quasi otto anni di distanza, giovedì 16 luglio 2026, il Tribunale di Genova pronuncerà la sentenza di primo grado in quello che viene descritto come uno dei processi più importanti della storia recente italiana. Le udienze sono state 284 e gli imputati 57. La Procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere complessivi, tra cui 18 anni e sei mesi per l'ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci.

Alla vigilia della sentenza, l'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Arrigo Giana ha pubblicato una lettera aperta sul Corriere della Sera con le scuse per la tragedia. Giana ha parlato di «ferite indelebili» causate da «azioni e scelte di alcuni» e ha affermato che Aspi «è altro rispetto ad allora». Il tempismo della lettera, giunto a ridosso del verdetto, ha attirato l'attenzione.

I parenti delle vittime hanno reagito con delusione. Diverse famiglie hanno dichiarato di essere «sbigottiti» dalle scuse e di chiedere fatti concreti anziché parole.

Cesare Cerulli, figlio di Andrea Cerulli, una delle 43 vittime, ha raccontato la sua prospettiva in vista dell'udienza. Aveva dieci anni quando il padre morì nel crollo. Cesare ha dichiarato di non provare rancore ma di volere giustizia, e aveva in programma di essere in aula per la prima volta.