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Politica

Riforma elettorale alla Camera: l'emendamento sulle preferenze e la richiesta di voto segreto dall'opposizione

Silhouette of a hand placing a vote into a ballot box, symbolizing democracy.
Immagine simbolica · Element5 Digital / Pexels

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Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

La Camera dei Deputati ha avviato l’esame della riforma della legge elettorale il 14 luglio 2026, con esito ancora incerto. Sono stati presentati circa 200 emendamenti. Il nodo principale riguarda le preferenze. Un emendamento firmato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc introduce un sistema parziale di preferenze: ogni elettore può esprimere tre preferenze, scrivendo i nomi dei candidati sulla scheda. Il sistema prevede inoltre un capolista bloccato, scelto dal partito, e impone che le preferenze siano espresse per candidati di sesso diverso; in caso contrario, la seconda e la terza preferenza vengono annullate, nell’ordine. Forza Italia e, successivamente, la Lega, inizialmente titubanti, hanno annunciato il proprio sostegno all’emendamento. Il segretario leghista Matteo Salvini ha dichiarato di non avere obiezioni sulle preferenze. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di un emendamento di mediazione e ha affermato che una legge capace di evitare il pareggio dovrebbe essere condivisa da tutti. Secondo simulazioni pubblicate da YouTrend, l’impatto delle preferenze varierebbe significativamente in base alla dimensione del partito. Per i partiti attorno al 20% dei consensi, come Fratelli d’Italia e il Partito Democratico, circa un terzo degli eletti sarebbe scelto tramite preferenze. Per i partiti attorno al 10%, come Lega e Forza Italia, la quota di eletti attraverso le preferenze scenderebbe a livelli molto bassi, con la maggior parte scelta dalle segreterie di partito. Il Fatto Quotidiano ha definito per questo motivo l’emendamento un «bluff», sostenendo che le preferenze sarebbero in larga parte inefficaci per i partiti più piccoli. Il Partito Democratico ha annunciato che richiederà il voto segreto in Aula. La segretaria del PD Elly Schlein ha definito la riforma irricevibile e ha dichiarato che l’opposizione vi si opporrà. Il voto segreto è considerato uno strumento che potrebbe far emergere divisioni interne alla maggioranza, poiché sottrae il voto dei deputati alla disciplina pubblica di partito. La Repubblica ha attribuito all’opposizione la strategia di puntare su possibili defezioni tra le fila della maggioranza. Sono stati presentati anche emendamenti aggiuntivi. Secondo Open, la Lega ha depositato un emendamento per estendere da due a tre il limite dei mandati consecutivi dei presidenti di Regione, modificando la legge quadro del 2004. Futuro Nazionale, invece, ha proposto di eliminare l’alternanza obbligatoria di genere nelle liste, sostituendola con un tetto del 65% per ciascun genere e con la presenza di almeno un candidato per genere nelle liste composte da almeno tre persone. La riforma presenta inoltre nodi aperti sull’indicazione del candidato premier e sulla riduzione delle aree geografiche della circoscrizione estero. L’esito finale rimane incerto.