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CronacaTerremoto in Venezuela: il capo della polizia di La Guaira ancora vivo dopo 9 giorni sotto le macerie comunica in codice Morse. Morto il bambino di 9 anni Fabio
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A nove giorni dal doppio terremoto di magnitudo 7.5 e 6.1 che ha colpito il nord del Venezuela il 24 giugno, le operazioni di soccorso continuano in condizioni di crescente difficoltà. Secondo l'ultimo rapporto ufficiale diffuso dal Presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodríguez, il bilancio delle vittime ha raggiunto 2.645 morti e oltre 12.600 feriti. Precedenti comunicazioni indicavano una cifra di 2.595 vittime. Il disastro ha causato 885 edifici danneggiati, di cui 189 completamente crollati, e oltre 15.050 sfollati ospitati in 59 campi temporanei. A Catia La Mar, sotto le macerie del condominio crollato Oasis Beach, le squadre di ricerca hanno localizzato il capo della polizia dello Stato di La Guaira, il viceammiraglio Gustavo Romero Matamoros, intrappolato dal 24 giugno. Secondo le squadre di soccorso, Romero sta comunicando con l'esterno attraverso il codice Morse, battendo colpi contro una parete, poiché ha una mano schiacciata e non riesce a muovere un braccio. Si ritiene che sia intrappolato insieme ad altre circa 20 persone, le cui condizioni sono unknown. La moglie è riuscita a inviargli un messaggio via radio, invitandolo a resistere mentre i soccorritori si avvicinano. I membri della squadra riferiscono che l'ufficiale continua a rispondere ai segnali ma appare sempre più debole. Le operazioni di recupero devono procedere con estrema cautela a causa dell'instabilità della struttura. Si è chiusa nel modo più doloroso la vicenda di Fabio, un bambino di 9 anni rimasto intrappolato per nove giorni sotto le macerie di un edificio collassato a Caraballeda. Le squadre di soccorso di Argentina ed El Salvador avevano lavorato senza sosta, scansionando l'area con sonar e georadar, ma non è stato più possibile rilevare segnali. Secondo alcuni racconti, il padre del bambino, Francisco, sarebbe riuscito a comunicare con lui durante i primi giorni. La conferma del decesso è arrivata direttamente dai soccorritori sul posto. Le squadre di soccorso internazionali provenienti da diversi Paesi, tra cui Argentina, El Salvador e Cile, operano sul territorio. Secondo i dati ufficiali, sono stati mobilitati circa 29.500 operatori nazionali, 25.800 volontari civili e oltre 3.300 soccorritori internazionali. Dal 24 giugno sono state registrate circa 890 scosse di assestamento. La gestione dell'emergenza è stata oggetto di dibattito. Alcuni giornalisti e volontari presenti sul posto hanno segnalato carenze di carburante e di macchinari pesanti, come gru ed escavatori, che rallenterebbero le operazioni di soccorso costringendo residenti e volontari a scavare a mani nude. Il governo venezuelano, per voce della presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha respinto le critiche, affermando che la macchina dei soccorsi è stata attivata immediatamente dopo il terremoto e che i ritardi sarebbero stati causati dai gravi danni alle infrastrutture e agli aeroporti. Il governo ha definito le critiche tentativi di politicizzare una crisi umanitaria. Secondo il racconto riportato dalla testata Open, Wilmer Antonio Cruz, noto come El Topo, leader dei soccorritori volontari diventato figura simbolo della solidarietà dopo aver scavato a mani nude tra le macerie, sarebbe stato prelevato da agenti delle forze di sicurezza e risulterebbe scomparso. L'organizzazione per i diritti umani Provea ha chiesto l'apertura di un'indagine, parlando di detenzione arbitraria. Questo episodio non è stato confermato in modo indipendente da altre fonti. L'Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l'allarme per il rischio di epidemie, tra cui il morbillo, a causa della bassa copertura vaccinale della popolazione e delle difficili condizioni nei centri di accoglienza. L'Oms ha stanziato 1,5 milioni di dollari dal proprio fondo di emergenza e inviato oltre sei tonnellate di medicinali e materiali sanitari, con ulteriori ventotto tonnellate in arrivo.