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Vigilanza Rai, si dimettono in blocco la presidente Floridia e i commissari di opposizione

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Tutti i componenti di opposizione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai hanno rassegnato le dimissioni, compresa la presidente Barbara Floridia (M5s). La decisione riguarda gli eletti di Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva ed è stata comunicata ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.

Il gesto arriva dopo un lungo periodo di stallo dei lavori della Commissione, che secondo diverse fonti dura da circa un anno e mezzo o due anni: negli ultimi 18 mesi l'organo si è riunito una sola volta, lo scorso 25 marzo, per l'audizione dell'amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi. Alla base del blocco vi è la mancata nomina del presidente della Rai, poltrona vacante dall'ottobre 2024, che richiede una maggioranza dei due terzi in Commissione. La maggioranza ha proposto la candidatura di Simona Agnes, consigliera di amministrazione in quota Forza Italia, indicazione che le opposizioni non hanno mai ratificato.

Nelle scorse settimane il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era intervenuto sulla vicenda, definendo non accettabile che dopo un anno e mezzo il servizio pubblico fosse privo dell'assetto dei propri organi amministrativi e che la Commissione di Vigilanza non fosse in grado di esercitare i propri compiti.

Annunciando le dimissioni sui social, Floridia ha parlato di una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile, sottolineando che restare e denunciare non è servito e che intendeva dare un segnale forte. Ha aggiunto che mancando un anno alle elezioni sarebbe stata necessaria una Commissione attiva sul servizio pubblico. Secondo quanto riportato da alcune testate, la senatrice ha anche parlato di un ricatto legato al blocco sulla nomina del presidente Rai e ha richiamato l'infrazione europea aperta sul Media Freedom Act, in vigore da un anno ma non ancora recepito dal governo italiano.

Nella lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, i commissari dimissionari parlano di motivazioni gravi e strutturali e di un punto di non ritorno raggiunto dalla Commissione. Secondo i firmatari si sarebbe affermata l'idea di una Rai come pertinenza di una maggioranza politica anziché come bene comune dei cittadini, al punto da svuotare di significato il concetto stesso di vigilanza. I commissari parlano inoltre di un sequestro politico dell'organismo, imputando la paralisi a una decisione della maggioranza sulla nomina del presidente assunta, a loro giudizio, senza tenere conto del quadro normativo.

Nella stessa lettera vengono elencate ulteriori criticità relative alla gestione dell'azienda, tra cui il calo degli ascolti, la cancellazione di alcuni programmi senza spiegazioni, la marginalizzazione del giornalismo d'inchiesta e scelte editoriali che i firmatari attribuiscono a criteri di fedeltà politica più che di competenza. Viene citata anche la vicenda della vendita di immobili Rai. Si tratta di valutazioni espresse dai commissari di opposizione, non confermate da fonti indipendenti.

Le dimissioni sono state definite dalle testate che hanno seguito la vicenda come un gesto senza precedenti, che avviene alla vigilia della presentazione dei palinsesti della televisione pubblica.