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Cronaca

Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina: caratteristiche del batterio, contesto negli Stati Uniti e raccomandazioni sanitarie

Breathtaking view of Scopello's coastline in Sicily featuring clear blue sea and rugged mountains.
Immagine simbolica · Flavio Vallone / Pexels

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Testo neutro generato da IA e revisionato da un editor umano prima della pubblicazione.

Il batterio Vibrio vulnificus, noto nella comunicazione mediatica come "batterio mangiacarne", è stato individuato nello Stretto di Messina. Il microrganismo era già stato rilevato 21 anni fa nelle acque tra Sicilia e Calabria e nel plancton nell'ambito di uno studio condotto dall'Università di Messina.

Il Vibrio vulnificus vive prevalentemente in acque calde e salmastre. Può costituire un rischio per l'uomo attraverso il consumo di molluschi e frutti di mare crudi o poco cotti, in particolare le ostriche, oppure quando una ferita aperta entra in contatto con acqua contaminata. L'infezione può causare problemi gastrointestinali e, in casi gravi, infezioni cutanee che possono evolvere in fascite necrotizzante, con possibile necessità di ricovero in terapia intensiva o amputazioni.

L'aumento delle temperature marine è considerato un fattore che potrebbe favorire la presenza del batterio anche in aree dove in passato era meno diffuso. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha raccomandato prudenza nel consumo di molluschi crudi e di evitare il contatto con acqua di mare in presenza di ferite aperte.

Negli Stati Uniti la situazione è monitorata con particolare attenzione in Florida, dove il Dipartimento della Salute ha segnalato 12 casi fino al 30 luglio, tra cui un decesso nella contea di Palm Beach. Secondo i dati riportati, nel 2025 le infezioni sono state 33 con cinque morti, mentre nel 2024 i casi sono arrivati a 82 con 19 vittime. In Louisiana, nei mesi recenti, sono stati segnalati cinque decessi e due in Florida, con altre 14 persone che hanno contratto l'infezione. Negli Stati Uniti vengono registrati mediamente circa 100 casi all'anno, di cui un terzo a esito fatale.